Scioperi, voli cancellati e rimborsi

Lo sciopero, ancorché di solidarietà, non è considerato una circostanza eccezionale che possa manlevare il vettore aereo dal rimborso in caso di cancellazione del volo.
Lo ha recentemente stabilito la Corte di Giustizia Europea, sentenza del 6 ottobre (C-613/20), capovolgendo il giudizio di primo grado di un tribunale austriaco (per la precisione di Salisburgo).
I giudici austriaci avevano asserito che il caso di specie, ovvero uno sciopero di solidarietà con i lavoratori della società madre, potesse costituire una circostanza eccezionale in base al regolamento Ue n. 261/2004 (che istituisce regole comuni in materia di compensazione e assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato) e che quindi potesse esonerare la compagnia aerea dal rimborso; nella circostanza il prolungamento del periodo di sciopero, proseguito anche senza preavviso e altresì dopo il raggiungimento di un accordo con la compagnia madre, aveva portato come conseguenza alla cancellazione del volo, facendo scattare la richiesta di rimborso del viaggiatore rimasto a terra.
Di diverso avviso, come accennato sopra, la Corte Europea secondo la quale lo sciopero, pur rappresentando una circostanza conflittuale tra datore di lavoro e lavoratore, è inerente al normale esercizio dell’attività; pertanto va messa in conto l’ipotesi di un’astensione dal lavoro che, se proclamata nel rispetto della legge, è un diritto per i lavoratori garantito dall’articolo 28 della Carta Ue dei diritti fondamentali.

Aerei e privacy

Aerei e privacy sono il punto di partenza e di arrivo di una recente vicenda che, se da una parte ha come motore primo la pandemia da Covid-19, dall’altra è transitata attraverso vari campi giuridici e non, tra i quali la diffusione di immagini e video via social media e/o app di messaggistica istantanea.

Nel dettaglio, durante un volo lungo la tratta Ibiza-Bergamo, la richiesta, rivolta ad una passeggera, di alzare la mascherina, avrebbe provocato da parte della stessa una reazione a catena condita da insulti e sputi.

Ma non è tutto, visto che alcuni passeggeri/spettatori non si sarebbero lasciati sfuggire l’occasione di filmare, via smartphone, la querelle che, non da ultimo, avrebbero poi postato sui vari social media, ovviamente senza il consenso dei protagonisti, che sarebbe in poco tempo divenuta virale.

Detto che all’atteraggio la passeggera (probabilmente no-mask) sarebbe stata segnalata all’Autorità; la stessa avrebbe, a sua volta, espresso l’intenzione di agire, per vie legali, contro chiunque avesse divulgato il filmato girato a bordo dell’aereo.
La vicenda riporta in auge il dibattito sulla normativa, applicabile alla diffusione dei video sul Web e le piattaforme social, che andiamo ad indicare e che potrebbe essere utilizzata in corso di giudizio:
–  Il Codice per la protezione dei dati personali (informalmente noto anche come Codice della privacy), di cui al Decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196 che contiene 180 articoli (oltre allegati);
– Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (in sigla GDPR), pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 4 maggio 2016, entrato in vigore il 24 maggio dello stesso anno e operativo a partire dal 25 maggio 2018.
Tutto ciò premesso, nelle pieghe, vi sono innumerevoli eccezioni e regole interpretative legate a:
– necessità del previo consenso dell’interessato, per esempio nel caso di personaggi pubblici (e o famosi);
– rilevanza del fenomeno descritto, vedi interesse pubblico che non richiede la necessità di procurarsi il consenso di chi vi appare coinvolto.

Multe e compagnie low cost

Multe in arrivo per le cosiddette Compagnie a basso prezzo, causa pratiche commerciali scorrette ad irrogarle l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. In soldoni, in tutti i sensi, sono state comminate multe per 4,2 milioni a carico di Ryanair, 2,8 a EasyJet e 1,4 a Volotea. Ciò in quanto, nonostante il venir meno delle limitazioni agli spostamenti legati all’emergenza Covid-19, le Compagnie avrebbero continuato ad operare numerose cancellazioni di voli programmati e offerti in vendita, motivando tali pratiche con l’emergenza sanitaria e proseguendo, al contempo, a rilasciare voucher senza procedere al rimborso dei biglietti annullati. 

Ma non è tutto; secondo l’Autorità, infatti:

– sarebbero state fornite ai consumatori informazioni ingannevoli e omissive riguardo ai loro diritti;
– sarebbe stato ostacolato e ritardato il riconoscimento del rimborso monetario, attraverso modalità e procedure per indurre i consumatori a scegliere e/o ad accettare il voucher invece del rimborso;
– sarebbero state accertate altre condotte scorrette quali, a titolo d’esempio, il mancato riconoscimento di un ristoro nel caso di annullamento del viaggio per la nuova situazione pandemica, apposizione di ostacoli alla fruizione dei voucher già emessi (vedi costringendo a utilizzare un numero telefonico a pagamento per poter usufuire dei buoni, non effettuando il rimborso monetario alla scadenza degli stessi);   
– sarebbero state diffuse (da parte di Ryanair in particolare) pratiche pubblicitarie ingannevoli.

Atterraggio e danni

Atterraggio e risarcimento danni: quale rapporto?
Un atterraggio pesante, o altre operazioni svoltesi a bordo dell’aeromobile durante le operazioni di imbarco o sbarco, non comportano automaticamente l’insorgenza di una richiesta di risarcimento a carico del vettore, qualora il passeggero riporti un danno.
Lo ha recentemente stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (sentenza nella causa C-70/20), precisando però, al contempo, come, nelle operazioni sopra citate, debbano essere rispettate le migliori pratiche nel settore; in particolare, le procedure operative utilizzate, durante le varie fasi del volo, dovranno rispettare, in linea con quanto sancito dalla Convenzione di Montreal del 1999 (che statuisce in materia di norme relative al trasporto aereo internazionale), quanto previsto nel documento di aeronavigabilità, nel manuale di volo, nonché essere conformi, come detto sopra, alle migliori pratiche utilizzate in questo campo.
La ratio della decisione, secondo i giudici europei, è la seguente: trovare il giusto equilibrio fra gli interessi dei vettori aerei e quelli dei passeggeri senza, al contempo, sconfinare in ambiti soggettivi difficili da valutare.
La causa era stata intentata da un passeggero che, in conseguenza di un atterraggio ritenuto troppo duro, sosteneva di aver riportato un’ernia e quindi aveva richiesto un risarcimento pari a 68.000,00 euro.

Risarcimento: volo dirottato nella stessa città o regione

Una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea – quarta sezione – del 22 aprile 2021 ha stabilito che le norme del Regolamento 261/2004/CE, in materia di risarcimento e assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco e di cancellazione o di ritardo dei voli, in particolare gli artt. 5, 7 e 8, vanno interpretate come segue:
– va determinata l’entità del ritardo, subito all’arrivo da parte di un passeggero di un volo dirottato in un aeroporto, diverso da quello per il quale era stata effettuata la prenotazione;
– va poi verificato che lo scalo serva la stessa città o regione di quello originariamente previsto per l’atterraggio;
– va preso come riferimento l’orario in cui il passeggero sia effettivamente giunto, dopo il suo trasferimento, allo scalo per il quale era stata effettuata la prenotazione o, eventualmente, a un’altra destinazione vicina, concordata con il vettore aereo.
Una volta effettuate queste verifiche, se il ritardo accumulato dovesse essere inferiore alle 3 ore, non scatterà l’obbligo del risarcimento.
La Compagnia aerea, però, anche in tal caso, dovrà farsi carico delle spese per il trasferimento del passeggero verso la destinazione prenotata o una più vicina concordata con il cliente.

RISARCIMENTO VIAGGIATORI


La Corte di Giustizia Europea interpretando l’art. 5 Regolamento (CE) nr. 261/2004 ha stabilito che lo sciopero dei piloti di volo non rappresenta una circostanza eccezionale; pertanto, in caso di volo cancellato, vi è il diritto per i viaggiatori ad essere risarciti.
(Corte di Giustizia UE sentenza 23 marzo 2021)

Rimborsi aerei e Pandemia

La normativa in materia di rimborsi, per cancellazioni dovute all’emergenza da Corona Virus, era stata dapprima fissata dalla Legge n. 27 del 24 aprile 2020, all’articolo 28 comma V, in base al quale, in caso di recesso per impossibilità sopravvenuta, il vettore poteva scegliere fra:

  • offrire al viaggiatore un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore;
  • procedere al rimborso ex art. 41 del Codice del Turismo, secondo cui il viaggiatore può recedere dal contratto di pacchetto turistico in ogni momento prima dell’inizio, dietro rimborso all’organizzatore delle spese sostenute, adeguate e giustificabili, del cui ammontare quest’ultimo fornisce motivazione;
  • emettere un voucher da utilizzare entro un anno dalla sua emissione di importo pari al rimborso spettante al viaggiatore.

Il successivo Decreto Legislativo n. 9/2020,all’articolo 88 comma XII, precisava però come con l’emissione del voucher si assolvesse ai correlativi obblighi di rimborso senza bisogno di alcuna accettazione, da parte del destinatario; lasciando di fatto al vettore la scelta del metodo di rimborso.
Conseguenza? La reazione negativa da parte dei consumatori e la conseguente apertura di un procedimento di infrazione, da parte della Commissione Europea, nei confronti dell’Italia (peraltro conclusosi con la relativa archiviazione nello scorso mese di novembre).
Le vicende legate ai rimborsi sono ovviamente finite tra le aule dei tribunali ed un’ordinanza del Tribunale di Verona (datata 19 gennaio 2021) ha statuito quanto segue: l’emissione del voucher, in luogo del rimborso del prezzo del pacchetto turistico, è corretta e conforme all’art. 88-bis del Decreto Legislativo 18 del 17 marzo 2020, norma secondo la quale la scelta tra i due rimedi sarebbe rimessa in via discrezionale all’Organizzatore del viaggio, senza che si renda necessaria l’accettazione da parte del destinatario.
Il Tribunale scaligero ha però stabilito un importante precedente ovvero ha condannato l’agenzia al rimborso delle spese sostenute dai viaggiatori, ma non incluse nel voucher, quali:

a)
il premio della polizza stipulata a copertura dell’annullamento del viaggio;

b) i costi sostenuti per il visto di entrata nel Buthan.

Rimborsi e minori

Rimborsi aerei anche per i passeggeri in viaggio a tariffe ridotte, per esempio i minorenni a patto che il biglietto sia stato acquistato nell’ambito di un pacchetto turistico: è quanto ha stabilito il Tribunale di Verona in una recente sentenza.

Secondo il Tribunale della città scaligera l’articolo n. 5 del Regolamento Ue 261/2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, si applica anche a un minore, come nel caso di specie, che abbia goduto di uno sconto sulla quota di viaggio tutto compreso praticato da un tour operator; il passeggero in questione, quindi, ha maturato il diritto alla compensazione pecuniaria di cui all’art. 7 del medesimo regolamento Ue 261/2004, visto che lo sconto applicato, se da una parte ha determinato una riduzione anche della tariffa aerea, dall’altra non ha integrato l’ipotesi di esclusione dell’ambito di applicazione del regolamento contemplata dall’articolo 3 terzo comma che prevede quanto segue: Il presente regolamento non si applica ai passeggeri che viaggiano gratuitamente o ad una tariffa ridotta non accessibile, direttamente o indirettamente, al pubblico. Tuttavia esso si applica ai passeggeri titolari di biglietti emessi nel quadro di un programma Frequent Flyer o di altri programmi commerciali dei vettori aerei o degli operatori turistici.

Pertanto l’acquirente del pacchetto turistico, comprensivo di volo aereo, è legittimato ad agire direttamente nei confronti del vettore aereo, per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo del volo, che potranno comprendere anche il disagio fisico e psicologico subito, a seguito del disservizio, anche se evidentemente sarà il danneggiato a dover fornire prova del danno supplementare eventualmente patito.

Viaggiare al tempo del Corona Virus

Effettuare un tampone nasofaringeo, per una diagnosi quasi in real time, del Covid-19, è oramai una realtà in molti aeroporti; per esempio, i viaggiatori in transito dagli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate, che desiderino effettuare, a pagamento, un tampone nasofaringeo, possono prenotarlo presso le strutture autorizzate operanti presso i due scali milanesi. Invece, per informazioni relative ai tamponi effettuati in aeroporto per i passeggeri in rientro da Paesi a rischio, è necessario fare riferimento dal DPCM 14 gennaio 2021 e dai suoi allegati, che prevedono la possibilità di specifiche limitazioni per viaggi da e verso alcuni Stati e territori esteri, senza dimenticare che le singole Regioni hanno la possibilità di imporre, a chi provenga da alcuni Stati o territori esteri, il rispetto di norme aggiuntive. 

I cittadini italiani, in possesso di codice fiscale, possono, come anticipato sopra, prenotare il tampone nasofaringeo online, presso una delle due strutture autorizzate, dove verrà effettuato un esame diagnostico, in grado di misurare l’eventuale presenza del virus SARS-CoV-2 nelle vie aeree superiori sia in pazienti sintomatici, sia in quelli asintomatici. L’esame verrà effettuato tramite un tampone simile a un cotton fioc, capace di prelevare piccoli campioni di tessuto della mucosa orale e nasale in maniere del tutto indolore.

Il responso arriverà entro 48 ore e si potrà, in questo modo, sapere la positività o meno al virus SARS-CoV-2. Il referto sarà disponibile e visualizzabile online, nelle modalità che saranno comunicate al momento dell’esame.

Bagaglio non consegnato: responsabilità condivisa fra le Compagnie aeree

Mark 66: “Gentile Avvocato, in caso di smarrimento del bagaglio, qual è il responsabile se ci sono più compagnie aeree interessate?”.

Risponde l’Avvocato: “Il risarcimento e la responsabilità per la mancata consegna del bagaglio può essere a carico di entrambi i vettori interessati in una determinata tratta, come nell’episodio che segue.
La vicenda, oggetto di una pronuncia della Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza n. 3165/21, depositata il 9 febbraio 2021, prende spunto dal viaggio di un passeggero che si reca a New York, per una vacanza e che, all’arrivo, non trova il proprio bagaglio.
La Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999 (che regolamenta a livello internazionale le responsabilità dei vettori aerei e i diritti dei viaggiatori), stabilisce chiaramente la responsabilità del vettore nei casi di distruzione, perdita o deterioramento dei bagagli stessi; ma non solo, e qui entra in campo l’argomento di specie: infatti, ai sensi dell’art. 1, parag. 3: il trasporto effettuato da più vettori successivi si presume costituire un unico trasporto qualora le parti lo abbiano considerato come un’unica operazione, indipendentemente dal fatto che sia stato stipulato per mezzo di un unico contratto o di più contratti ed il suo carattere internazionale non viene meno per il solo fatto che una tratta un contratto siano stati eseguiti integralmente sul territorio di un medesimo Stato.
Ai sensi dell’art. 1700 cod. civ., nei trasporti che sono assunti cumulativamente da più vettori successivi con unico contratto, i vettori rispondono in solido per l’esecuzione del contratto dal luogo originario di partenza fino al luogo di destinazione, salva naturalmente la facoltà, qualora risulti che il fatto dannoso sia avvenuto nel percorso di uno dei vettori, di rivalersi sullo stesso da parte degli altri.”.